Inoltrarsi nel labirinto dell’argomento “comunicazione” forse non è la cosa più originale che si possa fare. Ma non dimentichiamo che questo fattore è alla base delle relazioni umane. Da quando l’uomo ha iniziato a costruire gruppi sociali ha ricercato il modo con il quale interagire con l’altro. L’evoluzione ci ha portato alla fase di oggi dove, parlare di comunicazione apre una finestra su un mondo complesso e variegato. Se alla base della comunicazione umana troviamo uno schema ormai consolidato e conosciuto che indica i tre elementi base con comunicazione verbale, paraverbale, e non verbale, quello che si va a formare e si può analizzare è un dedalo di diramazioni che prendono origine da questi tre elementi e che vedono il loro sviluppo in, ad esempio “comunicazione non violenta”, “comunicazione efficace nei vari campi o ambiti della vita”, o comunicazione ipnotica.

 Nonostante la componente verbale risulta essere, da studi fatti nei decenni precedenti, quella meno importante, non ci possiamo nascondere che è quella più appariscente per i non studiosi dell’argomento. E’ questo elemento che accompagna le relazioni quotidiane delle persone, ma che vede anche un suo caratterizzarsi in ambiti precisi diventando pezzo degli elementi collanti dei gruppi e sottogruppi sociali. Che si parli di mondi più o meno grandi poco importa. Quello che si può rilevare è come ogni realtà acquisisca un linguaggio particolare che crea appartenenza e cerca di chiudere fuori chi nonne fa parte. Il gruppo sociale famiglia è una delle realtà che vede inserirsi questo meccanismo. 

Quello che risulta un po’ più strano è che spesso alla base della creazione di un nuovo linguaggio o, se vogliamo, dialetto segreto ci sono i bambini. Questo modo di comunicare all’interno della famiglia viene chiamato “familect” o “familylect”. Questo dialetto familiare, fino ad oggi, non ha visto un grande studio, al contrario di altri gerghi di gruppi sociali come quelli geografici con il dialetto o come i socioletti usati tra membri dello stesso gruppo come ad esempio le gang o anche un gruppo squadra nello sport. 

Questa forma verbale non vede solo uso di parole bizzarre, strane e particolari, ma anche soprannomi aneddoti familiari e modi di dire, uso di voci artefatte e giochi vocali. Il fattore che può aver portato al non dare la giusta attenzione a questa forma di comunicazione si può imputare al fatto che nasce si sviluppa e vede il suo esistere all’interno ristretto del gruppo famiglia. Ma proprio questo fattore diventa l’elemento catalizzatore. Il condividere il significato di espressioni particolari, parole storpiate, suoni vocali ad esprimere stati d’animo specifici ma non con un ordinario significato per tutti, contribuisce a creare un consolidamento della relazione all’interno del gruppo famiglia. 

Osservando i bambini quando giocano o, in alcuni casi, quando interagiscono con i genitori scopriamo come hanno una capacità enorme di inventare termini che, molto spesso non esistono o non hanno nulla a che vedere con l’oggetto di riferimento o lo stato d’animo che vogliono comunicare. Tutti ricorderemo come quel bambino delle elementari, nello scrivere all’allora Presidente del Consiglio Renzi usò la parola petaloso. In quel caso diventò un termine che si sentì per almeno mesi tra la gente usato tra il serio e il faceto ma che ognuno lo connotava dandogli un significato differente.

 Ovviamente in questo riferimento vediamo un termine usato in situazione sociale non familiare ma giusto per fare un esempio di come una parola bizzarra può diventare di uso comune. Quello che connota il familect è il lasciar fuori gli altri per creare un mondo relazionale più chiuso ma con precisi riferimenti. Un termine che diventa usuale, e vedendo un uso specifico fra genitori e bambino, permette di creare  quell’empatia che potenzia il legame fra i componenti del gruppo famigliare. Questo può solo essere un buon viatico per una crescita armoniosa del bambino, ma anche degli adulti.

 Proprio gli adulti possono godere di quanto viene creato con il familect perché questo può diventare un elemento per riallacciare rapporti deteriorati con altri famigliari. Il ripescare, nel ritrovarsi dopo lungo tempo, modi di dire suoni aneddoti del tempo passato può creare quei ponti che servono per smussare tensioni o attriti che fino a quel momento rendevano le relazioni difficoltose. Per comprendere questo basti pensare a come qualcuno oggi adulto della nostra famiglia chiamava alcuni oggetti o come si rivolgeva con parole strane ai suoi genitori così come quando il nonno o la nonna faceva una voce particolare per farci ridere e come questa è stata perpetrata nel tempo. 

Cyntia Gordon ricercatrice e professoressa di linguistica presso l’università di Georgetown e autrice di “Making Meanings, Creating Family” ha eseguito una ricerca studiando quattro famiglie per diversi giorni nell’area di Washington Dc. A effettuato ed ascoltato settimane di registrazioni contenenti i dialoghi che avvenivano tra i soggetti studiati. Quello che è emerso è che, nonostante i nuclei famigliari avessero una somiglianza superficiale, emersero differenze significative nei loro familect. Così come il linguaggio inteso nel suo significato più classico, evolve anche il familect.. La stessa Gordon ha verificato a distanza di qualche anno le medesime famiglie scoprendo che anche il loro familect era cambiato; così quello che era “culla e massaggia” nel descrivere i momenti dell’ andare a letto per la loro bambina, era diventato “minuti”. 

La stessa Gordon fa rilevare come il multilinguismo sia fattore di facilitazione nella creazione del familect in quanto la possibilità di attingere a fonti linguistiche differenti tra loro con la possibilità di mescolare o aggiustare le parole diventa fattore quasi incentivante. Quanto raccontato fin qui indica come la capacità creativa dei bambini sia corroborante per le dinamiche familiari. Ma fa anche emergere una contraddizione legata ai nostri tempi. Osservando, nella quotidianità dei nostri incontri, come i genitori in primis, ma anche i nonni di riferimento, si relazionano con figli e nipoti in modo diametralmente opposto. 

Nei colloqui tra adulti vengono sciolinate abilità di tutti i generi e molte di queste fanno capo a capacità riconducibili ad età superiori di quanto il bambino abbia. Questo voler incensare e produrre un piccolo adulto anziché un bambino che cresce e impara con i suoi tempi viene replicato anche nella fase comunicativa. Il bambino che inizia ad usare parole bizzarre o fare suoni vocali particolari per esprimersi viene velocemente represso con una insistente correzione per portarlo ad un linguaggio più voluto dagli adulti che realmente consono all’età evolutiva del soggetto. 

Credo che questo diventi un elemento frenante rispetto alla possibilità di esperire la propria età con le sue positività e con le sue difficoltà che portano ad una crescita, anche nella comunicazione, più equilibrata e come abbiamo visto con quell’empatia che il microcosmo famiglia dovrebbe creare.


 Massimo Maroncelli